LEGALE · NOTARIATO · FONTI
La caratteristica più pericolosa di un errore generativo non è essere assurdo. È essere plausibile. Un testo può avere tono, struttura e sicurezza impeccabili mentre la fonte è debole, fuori contesto o semplicemente non utilizzabile. In un post social è fastidioso. In un atto, in una due diligence o in un parere può diventare costoso.
Il mercato sta costruendo “AI che si possa difendere”
Thomson Reuters descrive CoCounsel come tecnologia per lavori ad alta responsabilità, fondata su contenuti autorevoli, fonti validate, integrazione con i sistemi professionali e confini espliciti dei dati. Nel 2026 l’azienda ha annunciato un milione di utenti professionali in 107 Paesi e territori.
La parte interessante non è il numero in sé, che proviene dal produttore. È il messaggio: per i lavori regolamentati il modello linguistico generalista non basta. Serve poter ricostruire da dove arriva una risposta e inserirla in processi sottoposti a revisione.
Anche il notariato italiano sta verticalizzando
Nell’aprile 2026 Wolters Kluwer ha lanciato NotaioNext Expert AI, integrando funzioni di AI nel gestionale notarile. La scelta dice più del marketing: l’AI viene portata nel luogo in cui già vivono pratiche, contenuti e workflow, invece di chiedere al professionista di spostare continuamente materiale verso strumenti esterni.
La domanda non è “quale chatbot usa lo studio?”
Le domande corrette sono altre: su quali fonti lavora? Come vengono protetti i documenti? Quali passaggi richiedono approvazione? Chi risponde dell’output? È possibile distinguere una bozza da un risultato validato?
È qui che si apre anche lo spazio per infrastrutture condivise tra studi: conoscenza tecnica, template, sicurezza, formazione e integrazioni possono essere comuni; fascicoli, clienti e responsabilità devono rimanere segregati.
Nel lavoro professionale l’AI più pericolosa non è quella che scrive male. È quella che sbaglia bene.