Il dato: 7 ore e 43 minuti di connessione quotidiana
Nel 2025, il tempo medio giornaliero trascorso davanti allo schermo dalla Generazione Z ha raggiunto le 7 ore e 43 minuti, segnando un incremento del 4,8% rispetto all'anno precedente. Questo dato, che si traduce in oltre 54 ore settimanali, evidenzia una presenza digitale che non è più limitata a momenti specifici, ma permea l'intera giornata, dai tempi morti alle routine domestiche.[1]
Il tempo trascorso sullo smartphone non è più solo consumo passivo: è il telecomando della vita sociale, dell'informazione e della costruzione dell'identità digitale.
Dinamiche di utilizzo: dall'intrattenimento alla ricerca strumentale
Sebbene l'intrattenimento rimanga il driver principale (TikTok e Instagram dominano per tempo speso), si osserva un'evoluzione verso un uso più strumentale. Applicazioni come ChatGPT hanno scalato le classifiche di utilizzo, passando a posizioni di rilievo grazie a sessioni di ricerca mirate e problem solving. Questo shift indica che, accanto allo scrolling abituale, sta emergendo un rapporto più funzionale con il dispositivo.
La reazione: il paradosso del controllo
Nonostante la dipendenza tecnologica, l'83% dei giovani appartenenti alla Gen Z ha tentato attivamente di limitare il proprio tempo sulle piattaforme.[2] Le strategie adottate includono:
- Muting e Unfollowing: praticato dal 42% degli utenti per filtrare i contenuti.[2]
- Cancellazione temporanea delle app: una tattica utilizzata dal 40% del campione.[2]
- Disattivazione delle notifiche: scelta dal 36% per ridurre le interruzioni costanti.[2]
Principali driver di utilizzo smartphone Gen Z (2025-2026)
| Attività | Incidenza |
|---|---|
| Intrattenimento (Video/Social) | 76% |
| Passare il tempo (Scrolling) | 69% |
| Connessione sociale | 53% |
Fonte: GWI Digital Trends Report 2024-2025[2]
Implicazioni per il mercato e le imprese
Per le imprese, comprendere questo scenario è cruciale. La Gen Z non cerca solo contenuti, ma autenticità. La crescente insofferenza verso il marketing tradizionale spinge verso strategie di 'creator economy' dove la fiducia nel singolo creator supera spesso quella verso il brand istituzionale. La sfida per il prossimo biennio sarà integrare il benessere digitale nelle strategie di engagement, rispettando la necessità di un'esperienza online più consapevole.